Fiaccole silenziose


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Una fiume lentissimo scorreva ieri per le vie centrali della città di Taranto. Un fiume lentissimo e silenzioso che, se visto dall’alto, brillava di tante piccole stelline, che erano poi le candele che le persone stringevano nelle mani gelate, candele che sembravano rappresentare tutte quelle stelle che ormai brillano solo nel cielo di Taranto e non più tra le mura delle loro case e negli occhi dei loro familiari.

Un fiume lentissimo e silenzioso che scorreva per le vie centrali, dall’Arsenale della Marina Militare fino al monumento al Marinaio, proprio di fronte al Castello Aragonese. Proprio quel castello che il FAI ha eletto come il decimo monumento nazionale per importanza. Titolo che dovrebbe far pensare ad una città turistica e accogliente, dove invece si continua a lottare per il più legittimo dei diritti: il diritto alla vita. Diritto alla vita che viene difeso prima di tutto per i bambini di Taranto che ormai, troppo spesso, nascono già con quel maledettissimo male che si annida dentro di loro e li condanna morte ancor prima di nascere.

Ieri si poteva quasi toccare il dolore di tutta quella gente che sfilava in silenzio tra le vetrine dei negozi a mezz’asta (alcuni, ma non tutti). Ieri si poteva percepire la rabbia, seconda solo a quel dolore, che ogni cittadino di Taranto prova dentro di se, anche se non ha perso nessuno in famiglia, ma ha dovuto assistere all’addio di amici e conoscenti che quella lotta contro il mostro l’hanno persa.

Questo comunque, a distanza di due anni esatti dall’ultima discesa per le strade del popolo tarantino, per ottenere giustizia, è sicuramente l’ennesimo urlo di rabbia e di dolore, come abbiamo già scritto prima, ma non deve rimanere l’ultimo. Non dobbiamo perdere la speranza. Abbiamo il dovere e la responsabilità di cambiare le cose, per noi e per le generazioni che ci succederanno.

Alzati Taranto! In piedi! Non mollare!

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